Archivi del mese: febbraio 2015

Social Help

“Carolina, bisognerebbe fotografare i bambini delle adozioni a distanza….”

È iniziata con questa frase la mia esperienza agli aiuti sociali. Un esperienza lunga, che mi ha permesso di conoscere a fondo gli usi di questa popolazione.

Ci sono più di 2000 bambini adottati a distanza, non tutti frequentano la scuola della missione, molti vengono da villaggi vicini.

Mensilmente madri e figli percepiscono la retta, che non è sempre uguale. Infatti ogni volta a ogni famiglia viene fatto un colloquio e in questo Sister Laura si fa aiutare da un interprete.

Nel colloquio solitamente si verifica che il bambino vada a scuola, se il padre è presente, se è morto, se è tornato, quante famiglie ha, se ha un lavoro e se passa i soldi alla famiglia.

Per la donna è uguale, si cerca di indagare se ha un lavoro, quanti soldi guadagna, se viene picchiata.

Poi si domanda se i genitori sono portatori di HIV e per controllare la sieropositività spesso vengono effettuati test, infatti l’interprete è anche infermiera.

In base a quello che risulta dal colloquio si decide quanti soldi passare alla famiglia .

In questo modo, loro sono motivati a trovarsi un lavoro, se contassero mensilmente su una cifra fissa si rischierebbe di aver persone non stimolate al raggiungimento dell’autosufficienza perché “ Tanto ci pensa la missione”.

La differenza culturale che abbiamo con queste persone è impressionante. Le donne sono praticamente considerate oggetto del marito, solo con le nuove generazioni sta lentamente cambiando la loro condizione. Tanti uomini abbandonano le famiglie per crearsene altre e le donne a questo sono abituate, per loro è normalità.

La scarsa istruzione li rende poco informati anche sulle malattie e se sono affetti da HIV spesso non sanno come comportarsi sia per una cura verso se stessi che in una prevenzione verso figli e familiari che gli stanno intorno.

Una donna, per esempio, era convinta di non poter contrarre il virus perché il suo gruppo sanguigno era 0+,

e gli uomini portatori ritengono di guarire stuprando giovani vergini, perché pensano di passare la malattia a loro e sbarazzarsene.

Queste dicerie e convinzioni sono la base della diffusione di questa piaga che colpisce tutta l’Africa.

Il padre, sempre secondo questa cultura, ha il potere di decidere sulla vita e la morte dei figli; se nasce un bambino con handicap fisici, lui senza il parere della madre può decidere se abbandonarlo o addirittura ucciderlo.

Questi sono solo alcuni dei problemi che si riscontrano a ogni colloquio e per “combattere” queste differenze culturali l’unica soluzione è l’ istruzione, sono proprio l’ignoranza e l’analfabetismo la causa principale dell’ arretratezza di questa gente.

Ad Adwa si procede a piccoli passi per aiutare, ma si preferisce la qualità del lavoro alla quantità.

Per informazioni sull’ associazione e per le adozioni a distanza visitate questo link:

http://www.amicidiadwa.org/index.php

Carolina Paltrinieri

 

Donne Sole…

Più le guardo più realizzo che la donna etiope è abituata a fare da se… sono donne sole… il marito la maggior parte delle volte va e viene e spesso ha più di una famiglia… le cerca per sesso e non è un padre presente… questa è la loro cultura…

Ormai inizio ad abituarmi, vedo donne che si inventano qualsiasi tipo di lavoro, come filare il cotone ad esempio, per riuscire a guadagnare qualche soldo per sfamare i bambini, vedo donne che vanno in ospedale da sole per partorire uno dei tanti figli che non verrà praticamente considerato dal padre, vedo giovani donne che vogliono studiare per un futuro migliore… vedo donne anziane che con i solchi del sole e della fatica impressi sulla pelle mi guardano negli occhi e mi dicono posso farcela da sola… l’ho fatto fino adesso…

Vedo dignità.

 

Accoglienza etiope… il “Rito per eccellenza”….

Caffè per questo popolo è accoglienza, gratitudine, ospitalità, rispetto, amicizia.

L’invito per eccellenza.

Quando un etiope ti chiama a visitare la sua casa ti dice… “Ti aspetto per un caffè!”

Ma non è un caffè “All’ occidentale”, non sono cinque minuti di orologio.

La cerimonia del caffè è un RITO vero e proprio, è spiritualità.

Si inizia dalla tostatura, l’ospite deve annusare il profumo e approvare l’aroma e solo dopo aver acconsentito al grado di tostatura la proprietaria di casa inizia a pestare con il mostaio i chicchi ancora caldi.

La polvere viene poi messa in una brocca in terracotta che sta bollendo sulle braci di carbone…

All’aroma di caffè tostato nella stanza si mescola il forte profumo di incenso che non manca mai durante questo rito…La stanza di riempe di fumo profumato.

Quando il caffè è pronto tradizione vuole che l’ospite ne debba bere tre tazzine.

La cerimonia del caffè dura due ore… e in due ore ci si racconta tante cose…

In Etiopia non esiste il ” ci vediamo 5 minuti per un caffè”.

Mercato ad Infrarosso…

Mi è da poco arrivata la macchina ad infrarosso… dalla casa madre non escono con questa modifica di sensore… Io l’ho fatto sostituire in un negozio a Bologna.
La macchina che ho riadattato è la mia prima Reflex Nikon D3000, non la usavo più, e dopo questa modifica non si può più tornare sui propri passi…

Quello che fa è spettacolare… va usata con moderazione, il troppo stroppia, le giornate ideali sono quelle di sole.
Sfruttate la vegetazione, e il conseguente effetto di onde infrarosso determinato dalla loro attività di fotosintesi e in fase di postproduzione ottimizzate il controllo del rumore e l’incremento del contrasto.

L’effetto a mio parere è stupendo…ma a voi il giudizio.