Carolina Paltrinieri

 

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Carolina Paltrinieri, nata a Finale Emilia nel luglio del 1989 5 anni fa si è avvicinata al mondo della fotografia.

Nel 2008 consegue il diploma al liceo scientifico magistrale e si iscrive all’Università nel corso di “Comunicazione della cultura e delle arti”.
Lo studio, nel suo caso, è la codificazione tecnica della sua passione che si affina attraverso i molteplici scatti.

Frequenta nel dicembre 2011 la “Nikon School Travel” un viaggio fotografico che, grazie alla professionalità dei maestri Edoardo Agresti e Stefano Pesarelli, farà crescere Carolina sia dal punto di vista umano che fotografico.

Con la “Nikon School” ha viaggiato nello Zambia del nord e quest’esperienza, grazie agli insegnamenti, le ha anche permesso di arrivare fra gli otto finalisti nella sezione Giovani categoria Cultura al prestigioso concorso Londinese “Sony World Photography Awards 2012” con lo scatto African Shaman.

Sempre nel dicembre 2011 viene premiato lo scatto  ed esposto a Parma come immagine finalista al concorso fotografico “FOTO3” organizzato dall’ Associazione Culturale “Tapirulan”.

 

 

Nel 2012 apre la partita iva e come fotografa inscritta al FIOF sempre nel 2012 consegue il primo “Bronze Nikon Award” con la Storia “Forgotten”
Nel 2013 partecipa a un secondo Nikon School travel e viaggia tra Laos e Vietnam del Nord.
Nello stesso anno a Orvieto consegue, sempre per i Nikon Awards 2013 un “Silver Award” per la categoria Storie con il Reportage “Restart to See” e due “Bronze Award” con 2 scatti singoli realizzati in Etiopia.

Nel 2015 arrivano premi prestigiosi, con il secondo posto al “Moscow International Foto Awards” e una Honorable Mention all’ “Black and White Spider Awards”, concorso prestigioso per la fotografia in bianco e nero.

Nel 2016 vince una ” Honorable Mention” nella sezione Editorial: Photo Essay del “Moscow International Foto Awards” ed è in finale per il Siena International Photo Awards.

Tra i suoi lavori pubblicati su Repubblica, salta all’ occhio il reportage “Occhi su Finale” realizzato durante il terremoto in Emilia. Da fotografa terremotata riesce a trasmettere la paura e allo stesso tempo la voglia di ricominciare di una popolazione che ha rischiato di perdere la sua identità.

Nei suoi reportage cerca sempre di inserire la positività, anche nelle situazioni più disperate, perché crede profondamente che si possa sempre arrivare a una conclusione positiva.

Tra i suoi lavori più importanti possiamo citare anche “Talita Kum” un reportage di 3 anni ambientato in Etiopia che racconta la “rinascita” dei pazienti che vengono operati da medici Italiani.

Attualmente sta raccontando la condizione della donna in un paese del terzo  mondo come l’Etiopia.

Per trasmettere a pieno i sentimenti dei soggetti fotografati e le loro storie lei ama avvicinarsi piano piano alla loro vita privata, bussare con cautela ai loro sentimenti. Vuole essere prima un amica e poi una fotografa che racconta al mondo le situazioni dei dimenticati che senza l’informazione non avrebbero speranza di sentir ascoltato il loro grido d’aiuto.

Durante il suo soggiorno in Etiopia, siccome risiedeva in una Missione Salesiana, teneva anche un corso di fotografia ai ragazzi della scuola. In questo modo è riuscita a far raccontare dai diretti interessati la realtà che li circonda. Un progetto molto utile, perché ha evitato che dopo le lezioni i ragazzi tornassero sulle strade poco sicure e che stessero lontano da tentazioni come alcol e droga e inoltre il risultato del laboratorio ha consentito alla ONLUS che segue la missione di organizzare in Italia una mostra fotografica con le immagini degli studenti per fare una raccolta fondi.

Da tre anni lavora per la ONLUS “Amici di Adwa” come fotografa.

 

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